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È possibile prevenire il rischio default di un’impresa?

Quali sono i campanelli d’allarme che dovrebbero attirare la tua attenzione? E quali iniziative potresti implementare? Scopri di più, in questo articolo.

 

Esiste e dovresti sempre tenerlo in considerazione. Se ne sei consapevole, e sai come dotare l’azienda di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, prevenire il rischio di default di un’impresa è possibile.

Soprattutto oggi, mentre attraversiamo un periodo di profonda incertezza economico-sociale, è fondamentale un approccio prospettico, sostenuto da processi efficaci di programmazione e controllo di gestione. Elevando il livello di efficienza tecnica puoi usufruire di strumenti idonei a facilitare la previsione di una situazione di difficoltà finanziaria scongiurando il fallimento con azioni mirate e preventive.

Ma quali sono i campanelli d’allarme che dovrebbero attirare la tua attenzione? E quali iniziative potresti implementare subito per evitare che la tua attività arrivi al corto circuito fatale per la sua sopravvivenza? Approfondiamo insieme.

 

Definizione di default

Da gennaio 2021, è in vigore la nuova definizione di default introdotta dal Regolamento europeo per gli enti creditizi e le imprese di investimento (art. 178, Reg. UE n. 575/2013). I criteri essenziali sono sostanzialmente invariati, ma ci sono integrazioni e modifiche relative a:

  • situazione di sofferenza finanziaria. Non si determina per via di isolati ritardi nei pagamenti. Quindi, non scatta nessun meccanismo che la assimila automaticamente alla condizione di insolvenza. Si attivano però procedure per prevenire il rischio default;
  • relazioni creditizie tra clienti e intermediari. Il divieto di sconfinamento sul conto non sussiste, ma si adottano iniziative per assicurare la regolarità e stabilità del rapporto;
  • classificazione dello stato di default. Questo si valuta a livello di gruppo bancario. La solvibilità o insolvenza di un cliente non può essere disomogenea presso diversi Istituti.

Letteralmente il termine “default” vuol dire fallimento. Eppure, sotto il profilo economico e giuridico assume significati differenti. Infatti, dal punto di vista giuridico identifica la condizione a cui segue la procedura di liquidazione di un’attività, con ripartizione del ricavato trai i creditori. Invece, nell’ottica di prevenire la crisi di impresa, lo status di default circoscrive solo il sistema con cui gli intermediari devono classificare i clienti ai fini prudenziali.

Ma non sempre chi va incontro a una crisi lo fa per cattiva gestione. Infatti, il fallimento è “contagioso” e può coinvolgere a cascata anche i partner di chi ne è oggetto. Preoccuparsi è giusto, anzi doveroso. Tuttavia, avere paura è diverso che cedere al panico. Dunque, se è vero che la situazione non è rosea, esistono comunque misure e strategie per prevenire il rischio default.

3 consigli preziosi per prevenire il rischio default di un’impresa

Il Regolamento europeo per gli enti creditizi e le imprese di investimento ha una doppia vocazione. Da un lato fornire strumenti di diagnosi finanziaria precoce per prevenire il rischio default, dall’altro salvaguardare il valore delle imprese che vanno incontro al fallimento. Il leitmotiv è dare una seconda possibilità alle aziende sane e con un valido potenziale.

Tutto questo, però, non basta. Occorre anche la sinergia dei soggetti interessati per attivare gli adeguati assetti a garantire la continuità aziendale. I motivi per cui un’impresa diviene insolvente possono essere di varia natura:

  • investimenti sbagliati;
  • gestione superficiale delle risorse;
  • accumulo di nuovi debiti per pagare quelli vecchi a causa della mancanza di liquidità;
  • inadeguata programmazione, ecc.

Ecco allora 3 preziosi consigli che potresti implementare per ridurre il rischio di default:

  1. recuperare i crediti. Nei rapporti con i clienti più longevi, spesso si tarda a riscuotere il dovuto per familiarità e correttezza. Visti i tempi, meglio incassare subito, magari proponendo sconti a chi effettua pagamenti in anticipo;
  2. rivedere accordi e contratti. Con lo stesso principio sopra descritto, si possono rinegoziare le condizioni con i fornitori abituali o cercarne di nuovi più convenienti;
  3. ridurre i costi. Sembra banale, ma è tutt’altro che facile. Quando si tratta di risparmiare su certe spese, un escamotage si trova, ma se si parla di tagli al personale le cose cambiano decisamente;

Prevenire la crisi aziendale: gli strumenti di allerta

Il D.lgs. n.83/2022 aggiorna il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza e introduce una fase di “allerta” per prevenire il rischio default. Il testo fornisce spunti di analisi sulle cause di sofferenza o insolvenza di un’azienda. È anche un ponte tra debitori e creditori, dando direttive su come gestire la composizione assistita della crisi. Si identificano quindi strumenti di allerta interni ed esterni:

  • strumenti interni. Sono segnalazioni a carico dell’imprenditore. Si parla nel dettaglio di indici misurabili di squilibrio finanziario, patrimoniale o reddituale. Evidenziano l’entità e la sostenibilità dei debiti di un’attività e la sua prospettiva di continuità aziendale;
  • strumenti esterni. Sono segnalazioni a carico degli organismi qualificati che hanno una posizione privilegiata nella vigilanza sullo stato di salute delle imprese. Si tratta del di Agenzia delle entrate e INPS. In qualità di “creditori pubblici”, questi soggetti sono tenuti a segnalare all’imprenditore la sua condizione di esposizione debitoria, al superamento di specifiche soglie di rilevanza indicate nella normativa.

Gli strumenti di allerta trovano applicazione per gli imprenditori individuali e collettivi. Non si applicano invece a:

  • grandi imprese o gruppi;
  • società per azioni quotate;
  • istituti di credito e fondazioni bancarie;
  • intermediari finanziari, mobiliari e di risparmio;
  • fondi comuni di investimento e fondi pensione;
  • Cassa Depositi e Prestiti;
  • imprese assicurative e fiduciarie;

Adeguati assetti per prevenire rischio default di un’impresa

La versione aggiornata del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza segna un importante passo in termini di responsabilizzazione degli imprenditori.

Abbiamo parlato del concetto di default, delle strategie per prevenire il rischio default e degli strumenti di allerta. Tuttavia, l’ingranaggio principale di questo meccanismo riguarda l’adozione di adeguati assetti contabili, organizzativi e amministrativi.

Tutte le imprese, a prescindere dal settore e dalla loro dimensione, hanno bisogno di questi elementi preziosi, che sono come un “coltellino svizzero” per ogni esigenza. E, in questo caso, d’emergenza. Ma ogni azienda è diversa, vista dall’interno, e nessuno può conoscerla meglio di chi l’ha messa in piedi, fatta crescere e ci lavora quotidianamente.

Quindi, spetta all’imprenditore il compito di intercettare i sintomi della crisi per prevenire il rischio default, attraverso l’implementazione di idonei strumenti di programmazione e controllo di gestione.

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